mercoledì 23 novembre 2011

Rumors

Il suono della campanella risveglia la mente di tutti gli studenti alla vita reale ogni volta che suona.
A chi non è mai capitato di stare in classe ma solo in senso fisico del termine? La campanella della scuola è una sorta di amica che ci osserva dall'alto e vigila su di noi, pronta a intervenire in nostro soccorso nelle situazioni più disastrose. Anche se tutti noi vorremo lo facesse sempre e ovunque, per ogni situazione.
- Ecco le mie puttanelle preferite! - esclamai alla vista di Eva e Gypsy per il corridoio pieno zeppo di persone per il cambio dell'ora – come state brutta troie?
- ah ah quanto sei scema. - mi disse con una faccia felice come il sole Eva.
- eh eh stiamo bene oh Regina del Puttanaio! - Gypsy era il mio migliore amico. - però non stiamo bene quanto te. Mi hanno detto che te la sei spassata sabato sera e con Kurt! - mi disse malizioso.
- prima di tutto... - tentavo di prendere una scusa qualsiasi ma non la trovai così feci passare un elemento insignificante per una scusa - ...non sapevo fosse Kurt. Quel Kurt! Ne avevo sempre sentito parlare, ma non mi ero mai interessata, così non avevo idea di come fosse fatto. E aspetta un secondo, tu come fai a saperlo?
- mi sembra logico, sono stata io! Ah ah – mi disse mentre alzava la mano fiera come una bambina che ha compiuto una buona azione da Scout.
- Maledetta! Lo sai che mi piace raccontarvi io di persona le mie storie. Se non mi vanto delle mie conquiste che gusto c'è a farle? - dissi mentre facevo un finto muso incrociando le braccia come una bambina.
- su su Peachy. Andiamo nel bagno... – mi disse Gypsy mentre si dirigeva verso i bagni con una voce che andava via via a diventare più seria, fino a che con voce da inquisitore mi disse - ...DEVI ASSOLUTAMENTE SISTEMARTI QUELLA FACCIA E QUEI CAPELLI DI FIGA!
Mi prese il braccio e mi trascino in bagno con una forza che non pensavo nemmeno potesse avere, ovviamente mi portò nel bagno delle femmine ormai lui era ben accetto lì, nessuno si faceva problemi per Gypsy. Non ho mai capito però se non se li facessero se perchè fosse gay o perchè fosse il mio migliore amico quindi conveniva a tutte tenere la bocca chiusa. Ecco, questi sono i veri misteri della vita!
Eva e Gypsy mi stavano truccando con violenza e velocità mai viste prima.
- va bene ragazzi! Adesso basta! Sono un trans non una drag queen! - era ovviamente un infantile scherzo, spesso scherzavo dicendo che io ero un trans per via del mio carattere così maschile e forte. Stavamo solo scherzando naturalmente. Finalmente smisero di truccarmi, un nuvolone di cipria e trucchi vari si dissolse e così potei guardarmi allo specchio
- wow. Diventate sempre più bravi. - esclamai
- eh eh, visto? - disse Gypsy orgoglioso.
- cazzo! Dobbiamo filare in classe! Ciao ciao ragazzi. - frettolosamente disse Eva, così tanto che non ebbi nemmeno il tempo di girarmi e salutarla.
- meglio che andiamo anche noi Peach. Abbiamo Inglese e lo sai il professore com'è.
- si si. Lo so. - uscimmo dal bagno e ci dirigemmo in classe.
Poco dopo Gypsy inizia un discorso che non mi sarei mai aspettata – Eva te l'ha detto?
- Detto cosa?
- Ok. Mi sa di no. Si vede che non ha avuto il tempo, dopotutto ora siamo stati a truccarti tutto il tempo.
- Ma cosa? Come? Dove? Chi? Quando?! - Eva mi aveva nascosto un segreto?
- Ad Eva piace uno!
- Ti odio! Stavo già immaginando il peggio dall'anteprima che mi avevi dato. Beh, chi è? A che stadio sono?
- A dire il vero nemmeno si conoscono. - Ormai eravamo davanti alla classe
- Meglio se continuiamo più tardi va.
Quella lezione fu terribile. Non potevo fare a meno di pensare chi potesse essere il fortunato, colui che aveva stregato Eva. Ovviamente era tutto nella mia testa, perchè ancora non sapevo fino a che punto questo piacesse a lei. Doveva essere una cosa dell'ultim'ora però, dato che Eva non me ne aveva fatto ancora parola. Per un attimo ipotizzai fosse Kurt, me ne parlava così bene il giorno prima al telefono. Ma se fosse stato lui ora sarebbe incazzatissima, siamo migliori amiche e non di quel genere di migliori amiche fasulle.

Infine giunse il momento di andare in sala da pranzo, straboccavo di curiosità. Eravamo seduti al nostro solito tavolo in un angolo della mensa isolato e vicino al muro-finestra. Gypsy era seduto dall'altra parte mentre mangiava, io ero seduta accanto a Eva con la panchina che mi passava fra le gambe perchè stavo girata verso di lei. La curiosità fa passare la fame. Mhn, dovrei dirlo a qualcuno che dovrebbe creare qualcosa per chi vuole dimagrire.
- Cazzo Eva! Chi diavolo è? Da quando ti piace? Perché ti piace? Perché non ci hai già parlato? RACCONTA!!!
- Shh!!! Sta calma e non urlare ci potrebbero sentire.
- Che si fottano, racconta.
- Mhn, hai presente il migliore amico di Kurt? Mark Lambert?
- Oh mio dio ti piace Mark! - esclamai battendo la mano sul tavolo e portandomela alla bocca stupida di quello che stavo sentendo. Lei continuò
- A dire il vero è da un po' che mi solletica, ma non avevo mai deciso di parlartene perchè non ne ero sicura nemmeno io e non voglio fare una cosa veloce con uno come Mark, sai com'è. - andare con uno dei più popolari come Mark significava rischiare di diventare oggetto pubblico della scuola.
- insomma hai preferito attendere di essere sicura di volerci fare qualcosa. Ed è arrivato ora il momento?
- penso proprio di si.
- come hai intenzione di conoscerlo? - le domando con un tono di una compagna di cella.
- Per chi mi hai presa Peachy? Non sono certo una principiante. Ho già il suo numero!
- Ah! Ah! Brava, brava. - dissi con una faccia da piccola pesta e un sorrisino tutt'altro che pacifico, poi mi risolvi a Gypsy – Gypsy, e tu?
- io che cosa?
- si, tu... - tentavo di essere vaga, però intervenne anche Eva dicendo – non ti piace nessuno?
Rimase zitto con l'aria di chi sta pensando una frase filosofica, una di quelle frasi che bisognerebbe appendere in targhe speciali su muri speciali in punti speciali.
- ...Mhn. No. Per lo meno non adesso.
- Datti da fare! - lo incitò Eva. - Ora io ho la mia preda, Peach anche, manchi solo tu!
- Hey un momento! Che preda avrei io? - domandai con un tono di sfida sarcastica
- Ma Kurt! Mi pare ovvio! - nel suo tono c'era tutta l'essenza di Sarcasmo, il nostro Dio.
Scoppiammo a ridere. Continuammo a chiacchierare del più e del meno, fino a che non andammo a buttare via i nostri avanzi e ci dirigemmo fuori alla ricerca di un posto sicuro dove andare a fumare un po' di sane sigarette.
Aprimmo la porta finestra della mensa e ci ritrovammo nella zona esterna dove ci sono anche dei tavoli per mangiare e dove naturalmente era pieno zeppo di gente. Stiamo a metà della zona affollata quando sentiamo la voce di Karissa Higrege.
- Peach! - disse con una voce fredda e dura allo stesso tempo. Si avvicinò a noi e nel frattempo io feci dei versi di lamento e poi dissi a bassa voce a Gypsy ed Eva – Oddio, ora che cosa vuole questa?! - poi mi rivolsi verso di lei – Chi sei? Cosa Vuoi?
Non mi ricordavo mai come si chiamasse quella tizia, forse avrei dovuto inventarmi un sopranome per lei. Però lei entrava così poco nei miei discorsi, anzi non ci entrava proprio, che non ne valeva la pena.
- Sai benissimo chi sono. Tutti lo sanno.
- Beh a quanto pare “tutti” - che evidenziai facendo l'aggraziatissimo gesto delle virgolette – non include me.
- Quanto sei fastidiosa Peach.
- Beh anche tu sei brutta e presuntuosa però non ti vengo a dire niente. - al momento non avevo idea di chi fosse, però una cosa era certa, quella tipa mi stava sulle palle in una maniera assurda. Comunque continuai – Beh, allora si può sapere cosa vuoi? Mi hai chiamato pronunciando il mio bellissimo nome tanto per?
- Peach, io so.
- Sai cosa?
- Quello che purtroppo ora sa mezza scuola e che sta per sapere tutta la scuola.
- Cioè che sei brutta? Tesoro guarda che si sapeva già, rilassati.
Non avevo ancora fatto caso al suo modo di vestire tutt'altro che decente. Aveva questi capelli lunghi come simbolo della sua fiera femminilità, la matita solo sopra come dire 'mi voglio far bella ma non voglio fare la puttana perché chi si trucca é una puttana' e poi aveva una maglietta e dei jeans anonimi e nulli quanto le all star bluet. Che tristezza.
Urlando dalla rabbia, probabilmente ( probabilmente? Sicuramente! ) per colpa mia mi rispose
- Che ti sei fatta scopare da Kurt brutta puttana!
Al suono di quelle parole molti presenti rimasero ammutoliti. Karissa aveva urlato interrompendo la quotidianità collettiva e non aveva semplicemente urlando, aveva urlato due parolacce nella stessa frase. Da queste parti sono cose scioccanti.
Dopo aver urlato quelle parole ora stava pure iniziando a piangere! Non potevo fare a meno di pensare “Ma quanto è patetica questa tizia?”. Non resistetti più, detesto quando la gente così patetica tenta di insultarmi, non ci deve nemmeno provare.
- Senti brutta sfigata dei miei stivali. Puttana lo tieni per tua madre che ti ha dato al mondo! Conciata male come sei l'unico modo per esserlo è essere figlia di una madre che se l'è spassata e ti ha passato qualcosa. In oltre io NON MI SONO FATTA SCOPARE DA KURT, sia da il caso che IO ABBIA SCOPATO KURT. - la differenza è sottile, ma ci tengo sempre a precisarla. Essere scopati vuol dire essere passivi, essere sottomessi che per un certo senso è bello. Ma Kurt era un verginello, cosa voleva sottomettere? Un pupazzo forse.
Karissa scoppiò a piangere e scappo via.
Mi guardi attorno, mi stavano fissando tutti, chi con sguardi sconcerti, chi con sguardi di ribrezzo, e chi con sguardi intriganti. Probabilmente dei morti di figa.
- Peach meglio se andiamo
- Buona idea Eva.
Gypsy, Eva ed io andammo via velocemente andando a nasconderci il meglio possibile, non tanto per non essere visti fumare, ma tanto per non essere disturbati dagli altri.
Ora chissà che casino sarebbe uscito fuori.

Al momento di tornare in classe non posso fare a meno di notare che mi stanno osservando tutti. Ero in mezzo fra Gypsy e Eva. Ero al sicuro.
- ma come sarà uscita la cosa? - dissi a voce bassissima in modo che solo Eva e Gypsy potessero sentirmi.
- non lo so. Forse quell'idiota di Kurt lo ha detto a Karissa. - ipotizzò Eva.
- No, perchè mai? ... e tu Peachy non lo hai detto a nessuno vero? A parte noi due dico. - mi chiese Gypsy. Ci pensai un attimo e poi risposi – Beh... no... - poi realizzai – No. Cazzo. Invece si!
- A chi scusa? - chiesero in coro girando di colpo la loro faccia contemporaneamente verso di me.
Feci gesto con le mani di abbassare la voce e di fare più discrezione dato che ci guardavano tutti come Elysabeth Taylor quando interpretava Cleopatra nella scena dell'ingresso a Roma.
- Stamattina a Kurt.
- Stamattina a Kurt? Ma lui lo sapeva già. Lo sapeva giusto? Non è che era... - disse Eva, ma io la interruppi
- si che lo sapeva! È solo che stamattina è venuto da me e mi ha chiesto di uscire e io gli ho risposto un no seguito da qualche insulto come è solito fare da me. Poi mentre entravo in classe gli ho detto ancora qualcosa a voce alta e mi sa che qualcuno mi ha sentito.
- Cazzo! - esclamò Gypsy
- Eh, già. Cazzo! - aggiunsi io.

Arrivammo davanti ai bagni. Entrammo e ci chiudemmo dentro al bagno degli handicappati.
- E adesso che farai? - chiese Eva mentre stava chiudendo la porta.
- cosa dovrei fare? - chiesi con un tono di chi non sa cosa fare e gli altri glielo rimproverano.
- e che ne so? Ecco perchè te lo sto chiedendo.
- Se hai bisogno di qualcosa noi ci siamo. Lo sai. - mi consolò Gypsy.
- Certo che lo so ragazzi, siete i miei migliori amici. Comunque lo sapete che io non sopporto questa pagliacciate infantili, non penso di voler dare troppa corda alla cosa.
- Ma non puoi di certo picchiare Karissa! Lo direbbe senz'altro, non ha paura di nessuno lei. - mi avverti Gypsy esperto di Gossip della scuola più di qualunque altro.
- Sarà uno scontro fra Titane, fra Amazzoni molto diverse! - ironizzò Eva
- Minchia si! - confermai l'ironia.

Fumammo un'ultima sigaretta di nascosto. Facemmo un respiro profondo. Dicemmo in coro “Pronti?” e uscimmo come se nulla fosse accaduto.
Ma una volta usciti...
- hey ti sei fatta scopare per bene da quel Kurt, eh? Brava brava! - commentò un'idiota nel corridoio. Non stetti nemmeno li a capire chi lo avesse detto, segui il suono della voce e andai a colpire senza ragione in quella direzione scatenando tutta la mia ira funesta.
Gypsy ed Eva cercarono di fermarmi ma sapevano che quando mi prendevo così bene a picchiare qualcuno era meglio lasciarmi in pace e farmi sfogare, dopotutto quell'idiota se lo meritava. Se non che qualcuno chiamò la sicurezza della scuola che venne a fermarmi.
Potete immaginare il casino che ne usci fuori, fui spedita in Presidenza e da qui furono chiamati i miei genitori.
Ecco, dalla padella alla brace.
- Signorina, abbiamo telefonato i tuoi genitori saranno qui a breve e ti porteranno a casa. Per te due giorni di sospensione.
Con la testa feci di si. E poco dopo...
- Ecco. E' arrivata tua madre e ha firmato tutti i documenti necessari, ci vediamo fra due giorni e spero per te che verrai a scuola con un atteggiamento più responsabile.
- si, signore. - dissi ma quello che pensavo era “ma fottiti sfigato”.
Uscii dalla Presidenza con lo sguardo basso, tentavo di immaginare di non essere lì. Volevo essere ovunque, o quasi, forche lì! Poi alzai lo sguardo fingendo a me stessa di essere pronta alle mille cose che mi avrebbe detto mia madre.
- Muoviti signorinella mia! - Ma non era mia madre! Era mia sorella maggiore Giunone, si i nostri genitori hanno una spiccata fantasia, per lei si sono ispirati alla Regina degli Dei. In effetti ha una certa somiglianza con lei. Comunque feci finta di nulla mentre lei continuava a dire - Sali in macchina e non fiatare. Ooh! Te ne attendono di punizioni e faccende varie a casa. - fece anche un gesto con la mano per rendere la cosa più credibile ai bidelli e al preside presenti. Poi uscimmo entrambi dall'edificio scolastico, salimmo in macchina e ci allontanammo. Juno prese parola
- Credevi seriamente che avrei lasciato che a scuola avessero il numero di mamma e papa? Ovvio che no, ho dato il mio fingendoci nostra madre – nel frattempo si tolse occhiali, foulard anni 50 e parrucca. Mia sorella era un tipetto molto particolare anche lei, quindi per fingersi una mamma aveva dovuto mascherarsi. Aveva i capelli lunghi e tirati in su con ciocche che scendevano color rosso rame. Truccata come fosse Cleopatra con una pelle bianca e liscia e delle labbra meravigliose tipiche della nostra famiglia con un rossetto rosso-arancio molto sexy su di lei. Si tolse anche i guanti e disse – Spero di non essermi rotta nessun unghia questa volta perchè se no...noo!!! mi si è rotta. Ringraziami, per pararti il culo mi sono spezzata pure un unghia!
- ah ah. Mi dispiace! - Adorava fin da piccola avere le unghie lunghe e colorate in modo artistico, tanto che sopra a volte ci metteva pure dei pezzi di plastica. Spesso comunque le indossava finte.
Presi parola – grazie Juno. Non sai quanto io ... - mi interruppe – si, invece. Lo so. Mamma e papa non mi hanno scacciato di casa per niente.
- Ma credevo che fossi stata tu ad andartene.
- Beh, si. Anche. Piuttosto, che è successo?
Dopo averle spiegato cosa fosse successo. Scoppiò a ridere.
- ah ah ah ah ah. Che bambine che siete, sorellina sei proprio infantile.
- Io non sono infantile! Io qua sono quella che se ne sta fregando o che sta tentando di più di tutti di fregarsene.
- Si si, certo. - odio quando dicono 'si si. Certo' non capisco mai se sia serio o sarcastico. Dio Sarcasmo perchè mi sei ostile? - però dai se ci pensi fa ridere!
Ci pensai. - Mhn... Ok. Ah ah. Un pochino è vero!
- Ecco visto? Ora che ci stai ridendo sopra pure tu capisci quanto sia infantile e stupido, su dai. Comunque hai fatto bene a picchiare quello sfigato, ben gli sta!
- Ben detto sorella!
D'improvviso mi viene una voglia matta di sigaretta. Tiro fuori il mio pacchetto di Marlboro con dentro un accendino, me la metto in bocca e mia sorella esclama
- Sorellina! Ma... Ma...Ma tu fumi!?
Segue un momento di silenzio in cui mi sento morire.
- Grande! Allora si vede da chi hai preso! Eh eh, anche io alla tua età riuscivo a procurarmi le sigarette. Come fai tu?
- Una ragazza non rileva mai i suoi segreti.
Fece un sorriso compiaciuto.
- Brava. Hai imparato bene.
- Ho imparato dalla migliore.
Giunone nell'ultimo periodo in cui visse ancora da noi, avrò avuto 8-10 anni, mi insegnava tutti i trucchi per diventare una Ragazza e quindi una Donna, lei ha 6 anni in più di me. Aveva come la sensazione che io avrei seguito una certa strada ed era intenzionata ad insegnarmi a prendere la giusta direzione. Purtroppo se ne andrò preso ma imparai comunque molto da lei.
Giunone litigava tantissimo con i miei, i miei temono faccia la sua stessa fine, ma non è mica una brutta fine! Giunone ha sempre voluto fare l'estetista e la musicista, mentre i miei genitori volevano si indirizzasse verso studi, a parer loro, “più concreti”. Lei non voleva rinunciare al suo segno e una cosa tira l'altra, quando ebbe l'età se ne andò di casa e andò a stare da amici. Comunque sia io e lei ci sentiamo spessissimo. Non ci vediamo e frequentiamo spesso, però stiamo in contatto.
- Bene. - disse mentre accostò la macchina e mi guardò con aria da bulla come solo lei sapeva fare. Poi accese una sigaretta e continuo dicendo – Non dire a mamma e papa che sei stata sospesa per due giorni. Ti verrò a prendere io e ti troverò qualcosa da fare durante il giorno, ok?
- ok. Per fortuna solo solamente due giorni, pensa che all'inizio volevano darmi una settimana ma mi sono messa a discutere col Preside.
- Wow. Quel Preside è un'idiota. Complimenti per avergli fatto cambiare idea. Ora vai però. Ci vediamo domani. Ciao! -
mi passo la sigaretta. La salutai scendendo dall'auto e la vidi ripartire mentre io restai ferma a salutarla fino a che non vidi l'auto svoltare l'ultimo angolo dove era possibile ancora vederla.
Mi voltai. Presi fiato. Buttai la sigaretta per terra. La schiacciai con il piede. E Rimasi per un po' a fissare la casa. Poi notai le stelle. In certi momenti darei qualsiasi cosa per essere una semplice stella nell'immenso universo, perchè invece mi è toccato essere un inutile essere umano? 

martedì 22 novembre 2011

Glamour, Glitter and Rock N Roll.

I primi uccellini della mattina stanno iniziando a cantare.
L'aria è fresca e frizzantina e il loro cinguettio è come una melodia serena che ti culla l'anima.
No, non sto andando al primo giorno del nuovo anno di scuola. E..no! Non sono nemmeno tornata da una notte da amici dove ho conosciuto un Lui speciale.
Quale inizio migliore se non di uno così sereno mentre sto facendo ritorno a casa da una nottata pazza conclusasi con una scopata a casa di uno sconosciuto mentre ai miei genitori ho detto che dormivo dalla mia migliore amica?

Entro in casa delicatamente, sperando e pregando che nessuno mi senta.
- dove sei stata? - mia madre invece era già sveglia. Era vestita con la vestaglia da notte e tutti i bigodini in testa con una crema sul viso, mentre mi guarda con uno sguardo maligno da vecchia zitella reso ancora più tale dal suo stato attuale, per poco non mi prende un colpo.
- A casa di Eva! Te l'ho detto.
- E allora perchè sei vestita come una prostituta e non sei a casa sua?
- Dai mamma! Ho sonno. Ne parliamo domani mattina, eh? - dico mentre mi sto avviando per le scale del piano di sopra.
- E' già mattina! - io continuo a camminare sperando finisca di parlare da sola, però continua – America Peach Weirdwitness ferma dove sei! - cazzo, odio quando mi chiama col mio nome intero. Tutt'ora non riesco a capire come le sia venuto in mente un nome del genere. Mi dice sempre che lei e mio padre litigavano per decidere quale darmi e alla fine hanno votato a sorte e scelto ognuno dei loro, bello schifo!

- E alla fine devi rimanere chiusa in casa per un mese? - mi chiede preoccupata al telefono Eva.
- In teoria, si. In pratica...sai come faccio io.
- Ma Peachy! Non oserai vero. Andiamo, se continui così ci credo che ti urlano sempre dietro.
- Lascia perdere su, e non ti preoccupare. Preoccupati solo di trovarmi qualche nuovo tipo carino e che il mio drink sia sempre pieno!
- Peachy sei sempre la solita.
Ormai era il primo pomeriggio di una domenica soleggiata e calda e me ne stavo al telefono già da un po' con Eva per raccontagli della serata mitica che avevo passato la sera prima e di cosa fosse successo una volta tornata.
- Allora, su racconta! Lui com'era?! - mi chiede assetata di curiosità
- mhn...passabile.
- che cosa vuol dire passabile?!
- voglio dire che non era male ma nemmeno il massimo – le spiego mentre tengo il telefono con la prolunga, molto in stile anni 80 ( adoro gli anni ottanta ), e con le mani libero mi accendo una sigaretta e mi siedo sul letto con accanto il posacenere.
- Nemmeno il massimo? Guarda che Kurt è figo! È capitano della squadra di Football, è pure fidanzato con Karissa! La ragazza più figa della scuola! E poi è...
- ...vergine! O meglio... Lo era!
- Scusami? No! Mi prendi in giro!
- beh, me lo ha detto lui! Un ragazzo non lo direbbe mai tanto per e poi...da quello che faceva era indubbiamente vergine. - mentre le dicevo il segreto che al momento sembrava essere il segreto più segreto di sempre, anche più del segreto su dove sia celato il sacro Grall, faccio cadere la cenere dalla sigaretta.
- Oh...Mio...Dio! Non ci posso credere. - scoppio a ridere, Eva continua – mhn, ma i tuoi lo sanno che tu non sei vergine?
- Diamine no! Sono svergine non stupida! - dopo un momento di pausa in cui aspiro la sigaretta, cambio tono e le propongo – Allora? Stasera cosa vogliamo fare?
- Stasera? - mi chiede lei stupita – Ma domani abbiamo scuola!
- Non intendendo certo uscire per locali fino alla mattina, intendevo dire se volevi venire da me stasera a fumarci un po' dell'erba che ho sgraffignato a quello sfigato di Kurt.
- Kurt fuma erba?
- altroché tesoro se ne fuma! Allora, vieni?
- mhn...ci sto!
- però tesoro ho finito gli ingredienti per il cosmo! Ho solo del vino.
- Uffa. E va bene, a quanto pare stasera sarò costretta a berne un po'.

Il giorno seguente arrivo a scuola, sono vestita abbastanza goffamente dato che la sera prima io ed Eva abbiamo esagerato, ho esagerato, con il vino e mi sento un po' i sintomi del dopo sbornia.
Mi sono messa delle semplici All Stars nere con dei jeans attillati neri strappati, una maglietta attillata dei The Kiss, infine sono splendidamente struccata e con i capelli per aria! Mi adoro! Me e il mio sarcasmo.
Sto per entrare in classe, quando mi ritrovo davanti Kurt.
- Hey...ciao... - sembra avere un'aria un po' imbarazzata e goffa, senza contare che sembra stia facendo di tutto per non farsi vedere. Continua a guardarsi attorno. Probabilmente per assicurarsi di non essere visto da Katrina o come diavolo si chiama la sua ragazza con quel nome ridicolo.
- Ciao. Che vuoi? Non vedi che sto andando in classe? - gli rispondo con tutta la gentilezza che riesco a mettere insieme.
- Ehm... volevo sapere come stavi dopo...beh. Dopo sabato sera... Domenica non hai risposto ai miei messaggi.
- Ho avuto da fare. - gli butto giù come risposta questa in modo da farlo andar via dato che sto tentando in tutti modi di entrare in classe, ma Kurt mi istruisce il passaggio.
- Mi chiedevo se magari potessimo vederci in settimana. Potrei passarti a prendere con la mia auto.
Qui capisco immediatamente dove vuole arrivare. Decido di bloccare la cosa sul nascere.
- Kurt sono lusingata, anzi no. Sono inorridita! Posso capire fare le corna alla propria ragazza. Io sono figa, tu sei un uomo può capitare. Ma chiedere di uscire e tentare di frequentare la ragazza con cui hai tradito la tua ragazza mentre stai ancora insieme con lei? Questo proprio no! Non sono la tua puttana! - lo spintono via e vado velocemente verso la porta della classe, Kurt è così sconvolto dalla mia risposta secca e crudele che non riesce a fermarmi ne tanto meno a dire qualcosa. Decido di concludere con un gran finale.
- E...Kurt? Se almeno scopassi decentemente forse ci sarei stata. Ma ti consiglio prima di fare pratica e poi forse ti concederò la rivincita! - ovviamente quest'ultima affermazione l'ho urlata e non in pochi mi hanno sentita. Non mi vergogno del mio stile di vita, ma al liceo le persone sanno essere veramente infantili, ma sono così stanca che al momento non ci faccio troppo caso.
Inizia la lezione ma decido almeno per la prima ora di pensare ai fatti miei. Mi rendo conto che l'ultima cosa che ho detto a Kurt non doveva dirgliela o meglio avrei dovuto dirgliela ma a bassa voce fra me e lui e non davanti a mezza scuola. Spero che la cosa muoia lì. A volte sono davvero così stufa di questo liceo, possibile che siano tutti così infantili e deficienti? Perché è così difficili essere adulti per gli altri? Io lo sono diventata, almeno credo, certo è che non sono una ragazzina svampita e ritardata come le mie coetanee. Forse nei mitici anni ottanta non era così, in quell'epoca tutto appare migliore. Vorrei essere vissuta negli anni ottanta, che rabbia.